Blog

Jumo: vince la partecipazione ma serve più trasparenza. Intervista a Carlo Infante

Oggi parliamo di Jumo, il nuovo 'social-social network' dedicato al sostegno delle cause umanitarie che già si configura come il fratello minore di Facebook - pare infatti che il creatore sia Chris Huges, uno dei due padri fondatori del social network più famoso al mondo - con Carlo Infante (nella foto, Infante ospite al barcamp di Roma organizzato da ideaTRE60), libero docente di performing media e managing director del cantiere di creatività sociale
 
Carlo, come giudichi questo progetto?
E' un bel progetto d'impatto pubblico, lo considero infatti una centrifuga massiva sulla stessa linea di facebook. Mi spiego meglio: siamo passati dai personal media, incarnati dai blog che erano personali e verticali ai media massivi, i social network, dove si condivide la propia identità in modo vorticoso grazie a un ‘rilancio’ continuo di informazioni. Pensiamo a Facebook e Twitter: i messaggi perdono la personalizzazione e diventano comunicazione alla massa perché, se giudicati interessanti, possono essere ripresi e viralizzati, rilanciati appunto, da numero n di persone. Jumo segue questa filosofia, unita alla semplicità data dagli automatismi propri di facebook. Notifiche, tasti like, attivazione delle applicazioni: tutto si fa in due click, ed è questo che renderà Jumo una piattaforma di successo. Perché è efficace.
 
Grazie Carlo. Vorrei chiederti un’altra cosa: rispetto alla tua conoscenza di ideaTRE60 come paragoni il nostro social network con Jumo? In particolare quali affinità/differenze riscontri?
Senza dubbio dalla vostra piattaforma emerge la volontà, tradotta in azioni reali, di essere espressione di una comunità di interessi. Questa caratteristica è comune agli altri social network e da voi trova riscontro nell’area forum e nelle aree dedicate ai concorsi. IdeaTRE60 ha però prima di tutto un respiro più redazionale, a volte forse troppo marcato. Andrebbe fatto un lavoro di 'drammaturgia' invisibile, creando dinamiche ‘viral’ che portino più partecipazione, conversazione...
 
Jumo è un social network in forte correlazione con Facebook. Quali potrebbero essere i suoi punti deboli?
Sarebbe interessante se Hughes ci mettesse di più la faccia, come Zuckerberg all'inizio. Rivendicando la differenza. Il fatto che ci sia il cofondatore di FB non si capisce esplicitamente, e questo fattore potrebbe rivelarsi un boomerang.

Un’ultima domanda: pensi che l’orientamento web based nel mondo del non profit sia vincente?
Certo, è l'unico modo credibile oggi: dimostra che la comunicazione o è un comunicare con, e quindi funzionale alle dinamiche di partecipazione e auto-organizzazione, oppure rimane un semplice gioco di specchi, un "comunicare a" insistente e ridondante.
 
V.Ven.