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La tecnologia a servizio dei boschi: intervista ad Andrea Barilotti, capogruppo di E-Laser


Oggi cominciamo il nostro viaggio tra alcuni esempi virtuosi di realtà italiane che stanno, con modalità creative e innovative e nei settori più vari, valorizzando il patrimonio boschivo e naturalistico italiano.
 
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Vogliamo cominciare con una giovane azienda (età media dei soci: 33 anni) che ha il suo punto di forza nell’aver conciliato le esigenze tradizionali del settore agroforestale con le potenzialità trasversali dell’ICT. L’idea di E-Laser, questo il nome dell’azienda, è nata dalla business plan competition “ Start CUP Udine 2007” ma l’impresa è stata creata e si è sviluppata nell’incubatore del Parco Scientifico e Tecnologico Luigi Danieli di Udine, gestito dal consorzio Friuli Innovazione, beneficiando di servizi avanzati di assistenza allo start-up d’impresa. E-laser è specializzata nell’ambito dei Sistemi Informativi Territoriali ed è stata la prima in Italia ad aver proposto soluzioni innovative per monitorare, in modo sostenibile, gli ecosistemi forestali, le risorse ambientali ed il territorio in genere.
 
Sebbene il settore forestale abbia una certa tradizione inItalia e sia andata crescendo negli ultimi anni la necessità di ottenere informazioni sempre più dettagliate su consistenza e funzionamento degli ecosistemi forestali e sulle crescenti relazioni tra questi e l’uomo, la pianificazione forestale è ancora legata ai tradizionali metodi di rilievo delle informazioni “in loco” attraverso  l’attività inventariale (il cosiddetto ‘cavallettamento’) che è condotto dai tecnici forestali. Ed il gruppo di ricercatori che ha sviluppato la tecnologia che costituisce l’attuale know-how di E-Laser è andato incontro alle esigenze dei tecnici e delle Pubbliche Amministrazioni di ottenere dati più dettagliati e precisi sulle strutture arboree presenti nel nostro Paese.
 
Abbiamo approfondito il progetto con Andrea Barilotti, capogruppo di E-Laser, con cui abbiamo ripercorso la storia della start-up e guardato alle prospettive future della ricerca nel settore:
 
 
1. Il progetto E-Laser nasce come spin-off dell’Università di Udine: ci racconta come è nata l’idea e di cosa si tratta?
 
L’idea nasce nel 2004 quando mi sono trovato a partecipare, insieme ad altri ricercatori dell’Università di Udine, al progetto Interreg III A Italia-Slovenia che prevedeva l’utilizzo di tecnologie innovative da applicare a vari ambiti. Tra queste vi era la tecnologia del laser scanning che utilizza un sensore laser per il telerilevamento da aereo o da elicottero con la quale vengono fatte determinate misurazioni sul terreno. Si trattava di una tecnologia molto nuova da poco sul mercato che necessitava di uno sviluppo metodologico per l’elaborazione dei dati. Il mio gruppo di ricerca si è occupato di varie attività di sviluppo in questo senso sia nel settore urbanistico che ambientale.
 
In particolare, con una parte del gruppo di ricerca, abbiamo cominciato ad occuparci di questioni legate al trattamento dei dati laser nel settore forestale. Questa attività di ricerca, che abbiamo svolto presso l’Università di Udine, ci ha consentito di sviluppare algoritmi innovativi e metodologie di analisi che sono poi state oggetto di pubblicazioni su riviste sia nazionali che internazionali. Nel 2006 abbiamo partecipato ad un test di ricerca internazionale condotto da EuroSdr e dall’Istituto Geodetico della Finlandia in cui si mettevano a confronto, a parità di dati e di foresta, le metodologie di analisi degli stessi, come ad esempio la capacità di estrarre in modo automatico da una nuvola di punti laser informazioni sui singoli alberi, come l’altezza degli alberi, l’altezza ed inserzione della chioma, oppure la posizione spaziale dell’albero ecc. In questo test abbiamo ottenuto degli ottimi risultati e ci siamo attestati tra i primi a livello mondiale (tra istituti di ricerca americani molto conosciuti ma anche canadesi e di Taiwan). E questo ci ha dato uno stimolo in più.
 
Poi abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a Start Cup Udine vincendo il primo premio (15mila Euro) ed abbiamo utilizzato il finanziamento per avviare la nostra attuale attività imprenditoriale. Abbiamo successivamente partecipato alle attività di Techno Seed, l’incubatore di imprese hi-tech del Parco Scientifico e Tecnologico di Udine, grazie al quale abbiamo ottenuto servizi finalizzati allo sviluppo dell’impresa, tra cui un ulteriore contributo di 20mila Euro che abbiamo sempre investito nell’attività di startup di E-Laser.
 
 
2. Tutto è dunque nato da una business plan competition per cui è stato previsto un premio in denaro. Ma come siete riusciti poi a rendere il progetto economicamente sostenibile negli anni e a far diventare la startup un’impresa?
 
Per il tipo di prodotto che forniamo, abbiamo la necessità di sviluppare continuamente soluzioni che possano essere ‘cucite’ sulle esigenze del committente quindi la nostra attività di sviluppa in primis nel settore della ricerca e poi anche come attività di produzione ed amministrazione aziendale. Al momento abbiamo una struttura molto snella che ci permette di autosostenerci e, una volta terminata la fase di incubazione, siamo comunque rimasti all’interno del  Parco Scientifico e Tecnologico di Udine, dove siamo tuttora insediati e dove è facile entrare in contatto con altre realtà innovative e attivare quelle relazioni costruttive che consentono di scambiare know-how e trovare nuove opportunità di business.
 
 
3. Ho letto che del vostro team che all’epoca vinse Start Cup di Udine faceva anche parte un dottore commercialista: un  gruppo di lavoro, dunque, non esclusivamente composto da esperti del settore forestale ed ICT… ci racconta quali figure hanno contribuito alla presentazione e realizzazione del progetto e come è andato il lavoro in team?
 
Si tratta di una questione legata alla modalità di svolgimento del concorso per cui era richiesta la presentazione di un business plan. In una prima fase, insieme al gruppo di ricerca dell’Università di allora, abbiamo sviluppato e presentato l’idea imprenditoriale e la parte tecnica del business plan. Nella seconda fase del concorso, alle otto idee migliori veniva assegnato un business angel, ovvero un commercialista che seguisse il piano economico-finanziario del progetto. Il fatto che siamo stati associati ad un commercialista faceva parte della tipologia di competizione; ci siamo poi anche trovati bene con questa persona che ha contribuito alla costituzione di E-Laser perché interessata al settore.
 
Rispetto alla tipologia di team coinvolto posso dire che eravamo già alla base un gruppo multidisciplinare: io sono laureato in scienze ambientali. Il mio socio, Francesco Sepic, è laureato in informatica. L’altra socia con cui abbiamo lavorato sull’idea imprenditoriale, è laureata in scienze forestali. Gli altri ricercatori che hanno contribuito, anche se marginalmente, sono ingegneri civili.
 
 
4. Quali soluzioni offre, ad oggi, il vostro DBFP - Database for Forest Planning (che immagino sarà stato brevettato) per la valorizzazione del patrimonio boschivo italiano? Che tipologie di dissesto idrogeologico (vista l’attualità più stretta) e di rischi per i boschi si possono prevenire utilizzando il database da voi studiato?
 
Inizialmente ci occupavamo di attività di ricerca, per cui pubblicavamo le soluzioni oggetto del nostro studio. Ora, stiamo pensando di brevettarne alcune, ma per ora non ci siamo mossi su questo versante. Per quanto riguarda la nostra tecnologia, noi siamo in grado di elaborare nuvole di coordinate tridimensionali, e quindi estrarre informazioni legate ad ogni singolo albero presente in un popolamento forestale quali, ad esempio, posizione, altezza e diametro di ogni pianta, il volume della massa arborea, l’altezza della chioma, il numero di piante all’ettaro.
 
Tutti parametri morfometrici utilizzabili per realizzare cartografie di dettaglio su interi popolamenti forestali. Noi forniamo anche cartografie che possono essere sotto forma di database, come il DBFP che ha citato Lei, o di altra natura e che costituiscono un grande ausilio per le Amministrazioni e i tecnici che devono rinnovare i piani di gestione forestale. Attraverso i nostri prodotti e servizi lo possono fare in tempi ridotti perché questa tecnologia limita la necessità di fare rilevazioni sul campo e fornisce dati più puntuali. Il dato che noi trattiamo è infatti piuttosto complesso ed innovativo perché tridimensionale ed il nostro punto di forza sta proprio nel saperlo elaborare.
 
Vi è tutta una serie di parametri che può essere monitorata con la stessa tecnologia e che riguarda la prevenzione del dissesto idrogeologico. Ad esempio è possibile realizzare dei modelli digitali del terreno ad altissima risoluzione metrica, anche in zone ricoperte da bosco, grazie alla capacità della tecnologia laser di penetrare la coltre esterna del bosco e campionare il terreno. Incrociando poi questi dati con la presenza di città, case, infrastrutture, tipologia di bosco si possono produrre dei modelli che, con molta precisione, sono in grado di ricostruire cartografie per la prevenzione del rischio idrogeologico.
 
 
5. Ritiene che l’ambito della pianificazione forestale (oggi forse ancora poco oggetto di soluzioni innovative) e della salvaguardia della biodiversità riservi dello spazio per nuove figure professionali e per nuove tipologie di startup? Se sì, potrebbe fornirci qualche spunto?
 
Per quanto posso affermare personalmente, nel settore della pianificazione forestale in Italia vi è un’attenzione crescente alle tecnologie che possano favorire la rilevazione ed elaborazione di dati in questo senso anche se gran parte dell’attività di ricerca è limitata nei contesti di alcune Università italiane. Ciò che forse è difficile al momento è passare dalla ricerca universitaria a quella applicata che tenga conto delle esigenze specifiche del mercato. Noi ci stiamo provando...
 
Per quanto riguarda le figure professionali in gioco serviranno dei tecnici che sappiano gestire dati geografici, che attengono ai cosiddetti sistemi informativi territoriali GIS e siano in grado di realizzare scenari evolutivi del territorio, boschivo o urbano utilizzando prodotti e servizi che noi forniamo. In nostro ambito è piuttosto multidisciplinare, quindi può impegnare diverse figure come un ambientale, ingegnere, architetto, biologo, forestale ecc. L’ingrediente che non può sicuramente mancare è la conoscenza geografica del territorio, oltre ad una certa dimestichezza con i GIS.
 
 
6. Quali dunque le prospettive in questo settore? Come state procedendo per far crescere la vostra neo-impresa? Avete intenzione di diversificare? Se sì, qualche anticipazione a riguardo?
 
Sicuramente il settore forestale deve crescere: la tecnologia è pronta, la stiamo applicando ma necessita di essere implementata e conosciuta da parte delle Amministrazioni e dai privati che gestiscono il territorio forestale. Stiamo anche applicando soluzioni di elaborazioni di dati sui versanti più svariati: da quello stradale a quello urbano, dalla prevenzione del rischio idrogeologico e quella degli incendi.
 
 
7. Cosa si sentirebbe di consigliare ad un giovane interessato a questo settore e con una idea interessante da proporre per il concorso Forest Skill?
 
Se un giovane ha un’idea che ritiene interessante consiglio di mettersi nelle condizioni di poterla sviluppare, interessandosi a concorsi innovativi come il vostro, oppure alle competizioni StartCup che vengono organizzate in tutta Italia. Per la nostra esperienza posso affermare che l’impegno deve essere notevole e deciso, ma si tratta di valide opportunità per  mettersi in gioco e per verificare non solo la fattibilità tecnica della propria idea progettuale innovativa ma anche quella economica che ha il medesimo peso. Quindi, il mio consiglio è di provarci! Si possono avere delle belle soddisfazioni anche a livello internazionale come è successo a noi!

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