Con il concorso Forest Skill abbiamo chiesto alla community di trovare soluzioni per valorizzare il patrimonio boschivo italiano creando opportunità di lavoro in modo sostenibile. Con lo speciale Missione Foreste abbiamo rivolto la domanda a blogger e persone che in Rete scrivono di ambiente ed ecologia. Insieme a loro, abbiamo cercato di indagare l’attuale ruolo dei nostri boschi in Italia, proponendo spunti per la loro valorizzazione.
Il parere di oggi è quello del blogger Mario Delfino di Parole Verdi. Per leggere i contributi precedenti, cliccate sui link di approfondimento in fondo all’intervista.
Buona lettura!
1. I boschi coprono il 34% della superficie dell’Italia. Secondo lei, che ruolo hanno i boschi attualmente nel nostro paese, a livello ambientale ed economico?
I boschi assolvono a molteplici funzioni.
Garantiscono una migliore qualità ambientale, costituiscono un valido supporto alla tutela dal rischio idrogeologico ed assicurano la salvaguardia della biodiversità.
Svolgono, inoltre, il compito di spazzini della CO2, ruolo insostituibile nel delicato equilibrio naturale.
Possono ricoprire, infine, un ruolo altrettanto determinante nel settore della produzione di energia, grazie all’impiego delle biomasse.
E’ evidente, quindi, che una accorta gestione dei boschi consente di ricavare vantaggi di carattere ambientale. Che, nel lungo periodo, si traducono in benefici economici, derivanti dai costi evitati.
2. Quale tipologia di progetti potrebbe contribuire, a suo avviso, a valorizzare meglio i boschi in Italia? Conosce delle case histories in questo senso?
La molteplicità dei ruoli giocata dai boschi comporta, come conseguenza, la possibilità di immaginare tipologie di progetti di valorizzazione del patrimonio boschivo estremamente diversificate tra loro.
Posso pensare, ad esempio, a progetti che prevedano la valorizzazione energetica delle biomasse.
Preferisco, nondimeno, sottolineare l’opportunità di realizzare progetti di valorizzazione turistica in piena sintonia con le enormi potenzialità dell’Italia, un gigantesco museo a cielo aperto.
A tal proposito, mi piace citare la recente riapertura del Bosco di San Francesco, grazie all’opera meritoria del Fondo Ambiente Italiano, che ha consentito di restituire al pubblico un bene di assoluto valore ambientale e storico.
Un traguardo importante, che da la misura dei risultati che è possibile raggiungere, quando si riesce a coinvolgere più attori, creando network di collaborazioni.
3. Secondo lei è possibile creare occupazione con un migliore utilizzo del patrimonio boschivo? E, se sì, con che tipo di professionalità?
Assolutamente sì. Una attenta attività di gestione del nostro patrimonio boschivo necessita di professionalità adeguate.
Queste ultime saranno individuate in sintonia con la tipologia di valorizzazione attuata.
Penso, innanzitutto, a professionalità tecniche (ingegneri, agronomi, chimici…).
Ma non solo.
Torniamo, ad esempio, ai lavori di restauro del Bosco di San Francesco: immagino che siano state coinvolte anche professionalità di estrazione umanistica.
Senza, ovviamente, dimenticare che, ai fini di una accorta gestione di un bene, in questo caso il patrimonio boschivo, occorrono competenze di tipo manageriale.
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