Digital social innovation: il blog

In questo blog multiautore, esperti dei diversi ambiti di applicazione della digital social innovation ci racconteranno le loro esperienze: leggi i loro contributi, condividili con i tuoi amici e dì la tua. 

Viva la campagna

Viva la campagna

Sabato scorso sono stato al fuorisalone. Oltre alla calca in metropolitana ho avuto modo di apprezzare un'iniziativa di riattivazione temporanea di uno spazio clamorosamente abbandonato sui navigli milanesi. Una biblioteca costruita come compensazione per una zona di espansione edilizia, ma mai aperta nonostante la destinazione d'uso campeggi in bei caratteri sopra la porta d'ingresso. Pare manchino i soldi per gestirla e, oltre a quelli, anche un minimo di pianificazione strategica e finanziaria sui servizi realmente utili e sostenibili per la cittadinanza. A riattaccare la spina di questo luogo ci ha pensato Impossible Living, una startup made in Italy che sta costruendo una comunità globale di riattivatori, partendo dalla cosa più semplice da fare: segnalare gli edifici abbandonati condividendoli in mappa. Poi viene il bello e si vede se il riattivatore ci sa fare: creare interesse, sensibilità e, alla lunga, consenso in merito a nuove destinazioni d'uso del bene abbandonato. E più il consenso si allarga a una pluralità di interlocutori, più il bene diventa di interesse collettivo. E se si riesce addirittura a costruire un sistema di governance adeguato, cioè che renda il bene accessibile e fruibile senza deteriorarlo, ma anzi migliorandolo allora il gioco è fatto: si è creato un bene comune.

Gli impossible hanno iniziato con uno strumento ormai classico per gli innovatori sociali e per questa piattaforma: una call rivolta a persone e organizzazioni che hanno indirettamente contribuito alla riattivazione attraverso la loro attività economica e creativa, cogliendo così in modo originale lo zeitgeist del fuori salone. La chiamata ha avuto successo: la biblioteca era piena di espositori, un mercato creativo di maker e startupper dove gli spazi sono stati giustamente venduti, low cost ma venduti. Il tutto infarcito da seminari e incontri, perché si sa che la riattivazione funziona meglio se c'è un processo riflessivo che le accompagna, generando elementi di apprendimento utili a immaginare e perseguire un processo di rigenerazione di lungo periodo e non solo legato a un particolare evento.

Durante il seminario a cui mi hanno gentilmente invitato sono state presentate esperienze di riattivazione molto interessanti: spazio Grisù a Ferrara, il bellissimo Farm cultural park di Favara in Sicilia, la ricerca intervento in forma di workshop a Conversano in Puglia. C'era poi un'esperienza di riattivazione serba molto ben strumentata: distribuivano anche una guida per individuare spazi da liberare per utilizzi di pubblica utilità. Materiale utile non solo per mappare e non solo, all'opposto, per costruire forme di gestione, avviare attività economiche, ecc. Il grosso del processo consiste infatti nel lancio (e nella gestione) di una campagna di informazione, sensibilizzazione, protesta (se serve) attraverso la quale mobilitare cittadini singoli e associati, soprattutto quelli che vivino in prossimità del bene da rigenerare. Un aspetto imprtante questo della campagna. Così importante da essere dato per scontato da molte organizzazioni sociali nostrane che sono più impegnate nella gestione di servizi. Eppure la cosidetta attività di advocacy, di rappresentanza e tutela dei diritti è cruciale ogni qual volta si avvia una qualche iniziativa che risponde a bisogni di interesse collettivo. Altrimenti il rischio è questi ultimi vengano definiti a priori, quasi come intoccabili tavole della legge. Invece i bisogni, gli interessi, le risorse variano in modo consistente ed è necessaria un'opera di sintonizzazione costante. Per questo in un progetto vincente di startup sociale credo che la realizzazione di una campagna sia fondamentale, anche per dimostrare che i promotori ci mettono la faccia. Come i ragazzi di Belgrado e gli Impossible Living nella biblioteca mai nata.



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