Digital social innovation: il blog

In questo blog multiautore, esperti dei diversi ambiti di applicazione della digital social innovation ci racconteranno le loro esperienze: leggi i loro contributi, condividili con i tuoi amici e dì la tua. 

Ri-generare le istituzioni

Ri-generare le istituzioni

Ri-generare le istituzioni. Un obiettivo tanto perseguito quanto caratterizzato da complessità. Complessità che deriva anzitutto dalla necessità di apportare un cambiamento istituzionale a partire dalla messa in campo di un’azione congiunta di una pluralità di attori: pubblica amministrazione, società civile e imprese for profit.  Così ha risposto, infatti, il 47% dei partecipanti all’indagine conoscitiva realizzata in occasione de “Le Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile 2013”, evento che quest’anno ha sviluppato il tema della ri-generazione delle istituzioni, analizzando il contributo che le diverse forme istituzionali possono apportare a tal fine.

Dovendo, quindi, necessariamente tenere insieme più sfere – economica, sociale, … – al fine di rimodulare i concetti di sviluppo, welfare ed universalismo, come non partire dal paradigma dell’economia civile, che già originariamente assume la prospettiva plurale volta a sviluppare sia la dimensione economica, che sociale e anche di pubblica utilità? In particolar modo, proprio quest’ultimo punto di osservazione risulta fondamentale poiché la principale necessità oggi è quella di aumentare il perimetro dell’interazione pubblica intesa non solo come azione statale ma anche di pubblico non statale. Il ruolo dell’economia civile in questo senso è rigenerativo: attraverso le sue diverse componenti (produttiva, erogativa e di advocacy) propone un nuovo modello di sviluppo che ricombina e rigenera le risorse disponibili.

Riuscire a generare un nuovo contesto implica la ricerca e l’applicazione di nuovi paradigmi che diano vita a nuove soluzioni. Tuttavia, se non si innesca contemporaneamente un cambiamento culturale atto a fornire una lettura diversa della dimensione economica e sociale delle nostre istituzioni, tale lavoro risulterà vano. Una delle conseguenze di un diverso approccio è che la dimensione economica può diventare non fine, bensì strumento di socialità. Le associazioni di  promozione sociale, ad esempio, diversamente dal volontariato, oggi producono un’esternalità economica molto significativa. Di conseguenza, le organizzazioni non profit – anche quelle associative che tradizionalmente operano nell’advocacy – stanno oggi conoscendo un orientamento sempre più a matrice produttiva. Ciò sottintende la creazione e la diffusione di una nuova identità dei soggetti non profit, un’identità che tiene insieme contemporaneamente sia la dimensione economica che quella sociale, rispondendo all’obiettivo primario di pubblica utilità.

Per fare ciò, come è emerso dalla due giorni di Bertinoro, bisogna partire anzitutto dal superamento della dimensione dualistica Stato-mercato, ovvero dal cambiamento di paradigma economico. Ciò significa un’assunzione di consapevolezza del fatto che non esiste più una suddivisione netta dei ruoli delle singole forme istituzionali; piuttosto, è sempre più frequente l’applicazione di modelli di ibridazione organizzativa che vede andare di pari passo il perseguimento della mission sociale con l’attività economica realizzata a tal fine. Questo comporta la necessità di realizzazione di un sistema in grado di valorizzare il pluralismo delle forme giuridiche che lo compongono: la concomitanza di soggetti aventi motivazioni diverse tende, infatti, ad aumentare il grado di equità del sistema socio-economico.

Riuscire a creare un nuovo modello plurale di rigenerazione delle istituzioni portandole ad essere inclusive e non più meramente estrattive, significa riuscire a sviluppare un modello fondato sul concetto di biodiversità, un sistema in grado di valorizzare ed integrare al contempo più dimensioni della vita economica e sociale delle nostre società. La sfida che è stata lanciata da Bertinoro al mondo dell’economia civile – e non solo – è proprio quella di riuscire a dar vita ad un sistema complesso di istituzioni in grado di garantire ancora oggi – nonostante i vincoli di cui tutti siamo a conoscenza – servizi sociali caratterizzati da un principio di universalismo che tenga conto delle molteplici specificità della domanda e, di conseguenza, di realizzare un sistema di offerta adeguato e plurale, dove i soggetti agiscano in una logica non di mera competizione quanto piuttosto di co-operazione.



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