Anche un "contest" di ricette può fare educazione alimentare? Il vino Tai Rosso

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6 commenti
Dan.Lerner
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Sono stato invitato a proporre una ricetta in amichevole competizione con titolate (pochi i maschi nel settore...) food-bloggers -ciò che io non sono- e considerato l'argomento e la stagione estiva mi è parso adeguato pubblicare il mio "gioco" sul nostro forum.
 
Geometria di melone marinato, profumi d’erbe e San Daniele
C’è stato chi moltiplicava pani e pesci, oggi si moltiplicano i contest in rete: un modo sempre piacevole per costruirsi una buon numero di risultati su Google per un nome, una azienda, un prodotto. E già oggi le ricorrenze sul motorone incrociando Tai Rosso, Qualithos, contest e ricetta viaggiano attorno al numero di 3.000, anche grazie al lavoro di diffusione fatto da Davide Cocco di Studio Cru.
Nel caso in questione si tratterà di reinventarsi un gran classico italo-estivo, il prosciutto e melone, per dimostrarne l’ottima abbinabilità al vino prodotto dalle tre aziende riunite sotto il marchio Qualithos. Un Tai Rosso. Un Tai che..? Eh sì, perché anche a questo servono i contest, gli hashtag di Twitter, i re-post delle proprie ricette messi su Facebook da ciascuno dei partecipanti: a rendere noto un nome ignoto ai più fino al giorno prima. Un pezzettino di conoscenza in più, che non fa mai male. E che il vitigno Tai Rosso si trovi sui Colli Berici, che sia parente del Grenache, quali siano le sue caratteristiche genetico-ampelografiche, tutto questo ve lo dirà Google ancora una volta.
Ma il vino com’è? Me lo domandavo anche io ad un solo giorno dalla scadenza per pubblicare la mia ricetta -lo spedizioniere si era perso la mia consegna ed altre due bottiglie di Creorosso de Le Pignole mi venivano frettolosamente inviate per la seconda volta- mentre ascoltavo a Milano il geniale matematico Wendelin Werner, lo scrittore Shalom Auslander, l’intellettuale Paolo Mauri, l'amico Fiorenzo Galli e altri che discettavano su Il Paradosso del Tempo. E di tempo me ne restava poco per inventarmi una ricetta. Ma quanto basta.
Vi confesso, non amo il piatto “prosciutto e melone” ma gli riconosco una ragion d’essere: un modo chic per risolvere la scarsa voglia di spignattare nei caldi giorni d’estate, un modo socialmente accettabile per mettere a tavola degli ospiti rispettando la propria pigrizia. Non lo amo e finisco –se l’ho nel piatto- per mangiare prima il prosciutto e tenermi per ultime le fette di melone, riportandole alla loro funzione primigenia: frutto, frutta, troppo dolce per il “durante” di un pur frugale pasto.
Troppo dolce… poco tempo… Eccoci! trovato il mio busillis… Leggendo le bellissime ricette già pubblicate in rete per il medesimo contest (let's google again, my friends…) avevo notato che per molte i tempi di preparazione apparivano in qualche modo in contraddizione con lo spirito stesso del piatto: per quanto mi riguarda, se ne ho il tempo, elaboro ricette di altro tipo e in questo caso dunque trovavo che semplicità e velocità di elaborazione sarebbero state elementi importanti della preparazione proposta.
 
Ingredienti:
  • Un melone retato sodo e non troppo maturo
  • Alcune foglie di salvia e basilico fresche, possibilmente raccolte dalla pianta al momento
  • Pepe nero in grani (e qualche bacca di ginepro, se l’avete)
  • Una bottiglia di Tai Rosso Creorosso Le Pignole
Tempo di preparazione:
  • 10 minuti (qualche ora prima del servizio)
  • alcune ore di marinatura prima dell’impiattamento
Realizzazione:
 
Lavare bene il melone sotto acqua corrente, tagliarlo a metà e svuotarlo dei semi.
Tagliare una metà in fette di circa ½ cm. e da queste ricavarne dei bastoncini a sezione quadra lunghi il più possibile, a guisa di grissini. Adagiare i bastoncini di melone in un contenitore in ceramica a bordi sufficientemente alti e non troppo grande. Inframmezzare i bastoncini con foglie di salvia, un buon numero di grani interi di pepe nero e qualche bacca di ginepro, ricoprire a raso di vino. Lasciare marinare per qualche ora.
Tagliare la seconda metà di melone in fette di un paio di cm. di larghezza, ricavarne poi dei cubi, ripetere le operazioni precedenti in un secondo contenitore, usando questa volta le foglie di basilico e esclusivamente grani di pepe nero.
Al momento di mandare in tavola sgocciolare e  impiattare secondo il proprio estro assieme a rose di prosciutto crudo San Daniele tagliato di fresco estremamente sottile, decorando con una foglia di ciascuna erba.
 La acidità caratteristica del vino e i profumi delle spezie e delle erbe avranno stemperato la tipica dolcezza del melone, arricchendolo nel contempo di aromaticità (e cromaticità) intriganti e inattese.
Servire accompagnato da un calice di vino a non più di 14° di temperatura, ma anche la sangria di melone che avrete provveduto a filtrare farà un'ottima figura. 
 
 
 
 
 
 
 
  
 
 
 
 
 
 
 Il vino:
Colore porpora, netti riflessi violacei, limpido e estremamente trasparente. Naso poco espressivo, note balsamiche e alcool in evidenza. All’ingresso in bocca, pur essendo un vino giovane (2009) e affinato solo in acciaio, emergono sentori di viola e tabacco tendenti allo “scuro” e una sottile speziatura, evidentemente caratteristiche varietali,  è ancora ben presente l’alcool ma infine l’impressione generale è positivamente spiazzante con una grande freschezza e bevibilità se servito ad una temperatura corretta o anche un po’ più bassa di quelle “canoniche”.
 

E di seguito altre ricette pubblicate per il medesimo contest: 

Jasmine.Labna
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Iscritto dal: 04/04/2010
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 Ooh, con le foto rende molto meglio l'idea!
Ottimo lavoro Dan :)
viola.venturelli
foto di viola.venturelli
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Iscritto dal: 19/11/2009
Messaggi: 95
Mmm, dopo aver letto questa ricetta mi è venuta l'acquolina in bocca.
 
Ma ho un unico dubbio: il melone marinato nel vino non prende un sapore troppo forte, che rischia di annoiare o disgustare il palato? Io la frutta imbevuta nella sangria non riesco mai a mangiarla, ha un sapore troppo forte .
 
Dan, illuminami!!
Dan.Lerner
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Iscritto dal: 04/02/2010
Messaggi: 84
Il mio problema era eliminare l'eccessiva -per me- dolcezza del melone. L'acidità del vino lo fa, e due/tre ore di marinatura sono sufficienti (confesso che il bel risultato cromatico che vedi nella foto deriva da tempi maggiori, più per necessità logistiche che per scelta culinaria) senza diventare invadenti. Le erbe donano poi delle sfumature gustative davvero inattese (non esagerare con la salvia, intensa) così come il pepe vira verso speziature intriganti.
Dopodichè, non vuole essere una Ricetta con la maiuscola ma, come ho scritto, solo una rivisitazione allegra e rispettosa di un piatto che IMHO ha poco appeal se non la rapidità.
viola.venturelli
foto di viola.venturelli
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Iscritto dal: 19/11/2009
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Ok dan, mi hai convinta... il tempo di procurarmi qualche bacca di ginepro e farò le dovute prove ;)
 
Dan.Lerner
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Iscritto dal: 04/02/2010
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son soddisfazioni, girare per facebook e imbattersi in... Piccole, ma soddisfazioni!
 
 
 
Laura Monticelli Caraccini

Laura Monticelli Caraccini  menù per stasera: bruschette rucola e feta, prugne e pancetta al tabasco, melone marinato di Dan Lerner, spiedini di gamberi alle spezie indiane e yogurt, mini hot dogs ed infine cherry pie...ora però devo fare un gran bagno!

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roberto.gracci
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Iscritto dal: 16/03/2010
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Bella la tua rivisitazione di questo classico. A differenza di te ho sempre apprezzato questo abbinamento, che secondo me ha senso solo se  i due ingredienti due sono di qualità eccezzionale! Rispondo al tuo quesito: da appassionato di cucina partecipo con entusiasmo quasi infantile a molti contest, o concorsi che dir si voglia di cucina, rigorosamente amatoriali. beninteso. Solitamente questi vertono su un prodotto, un alimento particolare e quindi credo profondamente che questi concorsi ,sia organizati da intraprendenti blogger, da istituti alberghieri, comuni o quant' altro siano utili per un educazione alimentare seria e consapevole
Roberto