“Se non sei in rete non esisti” è ormai un assioma (se sei dal lato giusto del
digital divide) e non basta certo “avere un sito” (ve lo ricordate quel vecchio oggetto?) ma vanno gestite le pagine su Facebook, si “cinguetta” su Twitter, si aggiornano le immagini via Flickr o Twitpic. E FriendFeed, e Foursquare…, e tutto in tempo reale pena la “nuova esclusione sociale”.
Le aziende lo hanno capito e ognuna si presenta nell'arena di internet secondo il modello che ritiene più rappresentativo della propria identità.
Prima di rivolgere a voi tutti una domanda, tre esempi nell’ambito agroalimentare che in parte mi hanno visto coinvolto, per provare a spiegare come la interconnessione tra marchi, persone, comunità sia qualcosa che va oltre una “strategia di marketing” e rappresenti ormai il carattere intrinseco di ogni operatore, qualunque ne sia la dimensione. Perché la verità è che in rete è impossibile mentire. Altro che anonimato e freddezza del mezzo: se ciò che dici di te stesso non corrisponde al vero la rete non perdona e anzi amplifica.
Casa Vinicola Zonin è un gigante dell’”industria vitivinicola” italiana. Ha ovviamente un sito istituzionale, ma Francesco Zonin –C.E.O. dell’azienda di famiglia- è molto attivo sul web, anche attraverso il suo blog
Wineislove e per la presentazione di un nuovo vino prodotto nella tenuta siciliana elabora una bella operazione coinvolgendo 13 operatori attivi nel mondo del vino invitandoli a produrre ciascuno il proprio assemblaggio. Tre vini recapitati a casa, l’invito a “giocare” all’enologo con competenza e individualità, l’impegno dell’azienda a produrre –in quantità limitata- tutti i vini, che durante Vinitaly sono stati pubblicamente degustati alla cieca assieme al vino prodotto dai Zonin, analizzando la tendenza prevalente in una seppur piccola analisi di mercato. Il tutto accompagnato nel tempo da un blog,
MyFeudo.
Social, divertente, utile.

Il Mosnel produce Franciacorta, è un Davide in confronto al Golia veneto e
Lucia Barzanò gestisce con sopraffina sensibilità e competenza comunicazione personale e aziendale attraverso le sue ormai inseparabili appendici, un i-phone e un i-pad che incrociano indissolubilmente
sito,
blog, e tutti i
socialcosi: il contatto con gli amici è all-day-round ma anche quello con il mercato, e intanto le vendite crescono con percentuali a 2 cifre. Tanto attenta a ciò che si muove in questo mondo da voler condividere la sua esperienza durante il nostro barcamp a Milano. Grazie.
Fattorie Fiandino invece produce burro in Piemonte. Molto buono. Ma, per restare ai personaggi simbolici, è un lillipuziano rispetto al mercato. Niente paura, la rete non fa distinzioni di taglia: questa volta il burro non si
spalma ma si
spamma. Con l’aiuto di una brava blogger –una nostra giurata, l’amica Sandra Salerno di
Un Tocco di Zenzero- oltre una cinquantina di “persone informate dei fatti” ricevono a casa i panetti di “burro salato 1889” e si cimentano in una ricetta, condivisa successivamente con un allegro incrocio di link
1. Il gioco è fatto, il
buzz in rete assicurato.
Questa lunga premessa per una breve domanda: se le aziende sono spesso brave a nuotare in questo mare, si può dire altrettanto del mondo sociale e no-profit? Costi minimi, entusiasmo, competenza, più tempo che capitali da investire mi sembrano proprio le caratteristiche di chi opera in ambito etico.
Avete esempi di eccellenza da indicarmi? Realtà piccole e medie bravissime nell’uso della rete? Regalatemi i vostri suggerimenti nei commenti, please.
1: in cambio vi “regalo” la mia ricetta, allegata qui sotto (
Login per leggerla), e una raccolta della altre
qui e
qui.
