Quali sono stati i principali fattori scatenanti della crisi finanziaria e quali cambiamenti possiamo aspettarci dopo la crisi?
Abbiamo proposto ai membri del Comitato Scientifico di EconomEtica alcune domande relative alla recente crisi finanziaria. Con le loro risposte, i membri del Comitato Scientifico hanno quindi proposto diversi spunti interessanti di riflessione e discussione.
Riportiamo di seguito le risposte del Prof. Francesco Denozza (Università Statale di Milano) convinti che queste possano essere un utile contributo al dialogo avviato in questo Forum.
1) Quali sono stati i principali fattori scatenanti della recente crisi finanziaria?
La crisi è stata provocata dalla creazione di sottosistemi relativamente autonomi che funzionavano bene secondo le logiche loro proprie (la corporate governance ispirata allo shareholder value che ha assicurato per anni enormi profitti agli azionisti, ma ha smesso di proteggere le imprese in quanto tali; la "miopizzazione" del diritto antitrust, concentrato sul consumer welfare e incapace di capire i problemi connessi alle imprese too big to fail; ecc.) e però provocavano su altri sottosistemi effetti disfunzionali che questi non erano in grado di gestire (ho sviluppato il tema più diffusamente in un saggio destinato ad un volume di prossima pubblicazione per i tipi EGEA).
2) Come reputa le misure messe in campo sulle due sponde dell’Oceano per contrastarla?
E ' difficile un giudizio complessivo. Il fatto è che
primo: la logica di concepire i problemi per sottosistemi non è cambiata
secondo: per uscire da questa logica occorrerebbe oggi una capacità di governo (anziché di "governance") che nessuno attualmente possiede e la cui formazione è ostacolata da pesanti conflitti di interessi (ad es. tra chi ha nel proprio prodotto interno lordo un'alta componente di proventi da operazioni finanziarie, e chi ne ha molto meno)
terzo: molte situazioni sono oramai configurate in modo che non consente di tornare facilmente indietro (es. anche le imprese non finanziarie hanno strutturato le loro finanze sul presupposto di poter usare i derivati; vietarli o renderli più costosi può avere nell'immediato effetti negativi). Esiste insomma una forma di c.d. path dependence
3) Reputa la crisi una crisi strutturale di paradigma, oppure una crisi, seppur profonda, congiunturale?
E’ la crisi di una struttura basata appunto sulla creazione di sottosistemi specializzati, tenuti insieme e blandamente regolati da processi di governance (intesa come rete di accorgimenti istituzionali volti a risolvere in maniera tecnica problemi concepiti come settoriali) anziché da un "governo" in grado di cogliere i profili politici delle interconnessioni tra sottosistemi.
4) Dopo la crisi possiamo attenderci una società più giusta o solo più efficiente?
Nell'immediato temo che possiamo attenderci solo una società un po' più povera, in cui sarà ancora più difficile realizzare ideali di giustizia.