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L’intelligenza collettiva è la capacità di una comunità umana di evolvere verso una capacità superiore di risolvere problemi, di pensiero e di integrazione attraverso la collaborazione e l'innovazione. George Pór

Come leggere i beni culturali? Ce lo spiega il Professore Salvatore Settis

Come leggere i beni culturali? Ce lo spiega il Professore Salvatore Settis

Proseguono le incursioni di Fondazione Italiana Accenture nel mondo dell’arte, anche grazie al concorso ARS, e questa settimana vogliamo concedervi un bis: abbiamo infatti incontrato, per la seconda volta, il Professore Salvatore Settis, membro dell’Accademia dei Lincei e Presidente del Comitato Scientifico del Louvre, che in una nuova intervista ci ha parlato di opere d’arte e beni culturali, e di come trasmetterne il valore. 

Storico dell’arte tra i più stimati in Italia, Settis è partito da una considerazione fondamentale, ovvero dal fatto che esistono sempre, in qualsiasi tempo e luogo, svariate letture di una stessa opera d’arte. Non c’è, in pratica, “una ricetta che funziona escludendo le altre”.

Le varie letture disciplinari che si possono fare di e su un‘opera d’arte, dovrebbero  integrarsi le une con le altre, suggerisce Settis che ad un certo punto dell’intervista ci ha anche regalato una chicca, non tanto una semplice frase quanto piuttosto una riflessione del famoso critico d’arte tedesco  Aby Warburg che era solito ripetere “bisogna ubbidire al problema che ci comanda”.

Cosa significa?

Significa che se ci interessa ‘capire’ un quadro di Tiziano, ad esempio,  dobbiamo mobilitare tutte quello che occorre, dal nome del committente alla storia più intima del pittore stesso, senza dimenticare alcun tassello perché solo così facendo l’analisi sarà completa e profonda.

A parte aspetti tecnici nella valutazione di tutto quanto concorre a creare il patrimonio culturale di un Paese, Settis ci ha voluto inoltre ricordare che l’Italia è considerata universalmente il paese con il maggior numero di opere d’arte.

Dal punto di vista sia della qualità sia della quantità, il patrimonio artistico e paesaggistico italiano,  unito a quello dei centri urbani, è il più capillarmente diffuso del mondo.

Dovremmo quindi puntare sempre di più su una simile ricchezza, integrando procedure di conoscenza, tutela, conservazione e gestione con procedure di attrattività rivolte non solo ai cittadini italiani ma anche agli stranieri.

Il nostro patrimonio rappresenta una forza aggregatrice senza eguali per il nostro stesso popolo, così come lingua e storia sono elementi da sempre fondamentali affinché ci si identifichi in un determinato Paese e nella sua collettività.

Ci vogliono più investimenti e una maggiore fiducia nelle potenzialità del nostro patrimonio.

Di pari passo, è necessario riportare in auge il binomio informatica-storia dell’arte considerato il fatto che nell’utilizzo delle nuove tecnologie per i beni culturali proprio noi Italiani siamo stati dei precursori anche se poi nel corso del tempo abbiamo perso terreno.  Tra le istituzioni italiane senza dubbio più all’avanguardia sul fronte delle sperimentazioni in questo contesto, c’è stata la Normale di Pisa, ci cui lo stesso Settis è stato Rettore.

Oggi la situazione si è capovolta e non stiamo usando al meglio le tecnologie digitali a disposizione, mettendole meramente al servizio di tutto ciò che è business ancor prima che impiegarle a favore della cittadinanza!

Ma non vogliamo svelarvi altro ed ecco qui per voi l’intervista a Salvatore Settis.

Voi, invece, cari amici, cosa ne pensate dello status quo dell’arte in Italia?
 



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