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Pubblico e privato. Charity e no profit. Chi e come si deve occupare del nostro patrimonio artistico? Ce lo spiega la prof.ssa Vettese!

Pubblico e privato. Charity e no profit. Chi e come si deve occupare del nostro patrimonio artistico? Ce lo spiega la prof.ssa Vettese!

Eccoci rientrati dalla pausa estiva con il nostro consueto appuntamento con l’intervista ad un personaggio di spicco del mondo della cultura accademica italiana.


Quest’oggi vogliamo proporvi una breve intervista alla Prof.ssa Angela Vettese Docente di critica artistica e del restauro IUAV di Venezia e Bocconi di Milano, nonché membro della Giuria Finale del concorso "ARS- Arte che realizza occupazione sociale".


La tematica affrontata è più che attuale; sempre più spesso, se non a cadenza giornaliera, infatti, si dibatte sul tema della valorizzazione del patrimonio artistico italiano: chi se ne deve occupare? Lo Stato o i privati?


La Prof.ssa Vettese afferma l’importanza dell’attività integrata tra pubblico e privato nella salvaguardia ma soprattutto nella valorizzazione di un patrimonio che appartiene alla collettività.
È proprio questo incontro pubblico-privato che dovrebbe garantire una situazione di scambio equo e proficuo per il nostro patrimonio.
Al contrario di quanto si potrebbe pensare non è sempre il privato a dover appoggiare lo Stato, la prof.ssa Vettese infatti ci spiega come nel caso di beni di proprietà privata, soprattutto nel caso di esempi particolarmente preziosi, sia a livello economico che a livello artistico, sia lo Stato a dover offrire un supporto al privato nelle attività di tutela.
Allo stesso tempo sarà il privato, con competenze e risorse a dover offrire supporto al pubblico nella concreta valorizzazione e riqualificazione di un bene, dal punto di vista economico.
È così che lo scambio equo e bilaterale può generare una buona pratica di intervento sul nostro patrimonio.


Altrettanto importante, seppur ancora non pienamente sfruttato, è, secondo la Prof.ssa Vettese, il ruolo del terzo settore: c’è forse però ancora un po’ di confusione sul significato e sulla differenza tra charity e no profit.
Se per charity si intendono tutte quelle azioni volte alla salvaguardia e valorizzazione del patrimonio senza la volontà di un ritorno economico, o quanto meno di immagine, altra cosa è l’operazione del no profit che seppure senza fini di lucro permette il sostentamento dei lavoratori che operano nel settore.
Entrambe le realtà andrebbero incrementate e per fare ciò sarebbe importante creare una regolamentazione meno burocratica e più efficace.

Ma ora… la parola alla prof.ssa Vettese!



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