Digital social innovation: il blog

In questo blog multiautore, esperti dei diversi ambiti di applicazione della digital social innovation ci racconteranno le loro esperienze: leggi i loro contributi, condividili con i tuoi amici e dì la tua. 

Pubblici esercizi

Pubblici esercizi

A prima vista può sembrare una follia. Un investimento sbagliato considerato il difficile contesto economico. Da più parti infatti si segnalano dati allarmanti sulla chiusura di negozi, bar, ristoranti. Sono soprattutto i piccoli esercizi a soffrire di più, sacrificati sull'altare della grande distribuzione e dei centri commerciali. Eppure, nonostante ciò, un numero crescente di imprese sociali decide di investire per acquisire o aprire ex novo un esercizio commerciale. L'ultima esperienza in ordine di tempo che mi è capitato di conoscere è quella di una cooperativa sociale trevigiana che si appresta ad acquistare il panificio del suo quartiere che sta per chiudere dopo anni di onorato servizio. Per chi volesse approfondire il quadro delle esperienze consiglio di leggere le buone pratiche presentate nel corso dell'ultima edizione del Workshop sull'impresa sociale, durante il quale è stata realizzata una sessione dedicata proprio ai "pubblici esercizi" gestiti da imprese sociali.

Ma è davvero una scelta controcorrente? Guardando con maggiore attenzione a queste realtà si scoprono alcune tendenze interessanti. In primo luogo esiste una domanda non soddisfatta di consumo presso esercizi commerciali di prossimità. Un'indagine del Censis di qualche tempo fa dimostra infatti che una componente ancora consistente della popolazione italiana preferisce fare la spesa sotto casa, non solo per una questione di vicinanza rispetto alla residenza, ma anche per rinsaldare relazioni sociali che possono essere di aiuto, di scambio, di condivisione. In secondo luogo esistono poi motivazioni più specifiche legate ai mutamenti del modello di business delle imprese sociali. Molte di queste realtà, infatti, sono cresciute sull'onda dei contratti di fornitura per conto della Pubblica Amministrazione, mentre ora, a causa dei tagli dei tagli ai trasferimenti pubblici, devono reinventarsi nuove modalità per acquisire risorse per far funzionare i loro servizi. Ma non si tratta solo di necessità. Ci sono anche elementi virtuosi nell'apertura di questi esercizi commerciali. Ad esempio non si tratta loro di vendere beni materiali, ma anche servizi ad elevata intensità relazionale. E ancora, spesso i beni posti in vendita incorporano un valore sociale molto evidente e da rendicontare: l'inserimento al lavoro di persone svantaggiato, le politiche di prezzo a favore di fasce deboli, la raccolta fondi per iniziative di quartiere e così via. Insomma un modello che è nuovo per l'impresa sociale e anche per l'esercizio commerciale stesso che rinnova la missione, molto radicata nel contesto italiano, del servizio di prossimità.

Sarebbe interessante ampliare la gamma dei pubblici esercizi gestiti da imprese sociali, approfondendone aspetti cruciali: la sostenibilità in termini economici, l'impatto sociale, i modelli gestionali, ecc. Un bel modo per farlo potrebbe essere una competizione da ospitare su ideaTRE60. Un pò come è successo per questa interessante iniziativa della Plunkett Foundation che ha lanciato una call per premiare il miglior community shop inglese. Perché non provarci anche in Italia?



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