Digital social innovation: il blog

In questo blog multiautore, esperti dei diversi ambiti di applicazione della digital social innovation ci racconteranno le loro esperienze: leggi i loro contributi, condividili con i tuoi amici e dì la tua. 

Rendere comprensibile il possibile

Rendere comprensibile il possibile

Ci interroghiamo da tempo su come determinare una valenza sociale e culturale nell'uso e nella progettazione dei nuovi media. Si sono raggiunti risultanti sorprendenti in questi ultimi vent'anni di esperienze nella rete ma perché accada qualcosa di realmente significativo dobbiamo rendere  comprensibile il possibile.
Di quale possibilità si tratta? Quella di liberare un'energia creativa che possa diventare protagonista delle dinamiche del cambiamento.
Ma un'affermazione come questa non basta, lo so.


Bisogna far accadere qualcosa di più preciso, prima di tutto far funzionare meglio l'intero sistema che gestisce la cosa pubblica ma anche promuovere delle iniziative che dimostrino come l'innovazione digitale possa andare oltre il principio strettamente funzionale delle tecnologie strumentali. Non basta soddisfare bisogni, si deve alimentare desideri.


Il grande nodo è trasformare la pratica tecnologica in linguaggio: in forma d'espressione e comunicazione sociale e culturale a tutti gli effetti.
E sia chiaro: è naif pensare che i social network, come facebook, possano svolgere questo ruolo. Dentro quel flusso indistinto di comunicazione inscritta in cornici pre-confezionate c'è troppo automatismo. Lo si può usare, funziona ottimamente nella dinamizzazione del web per riverberare informazioni ma in fondo in fondo si rischia di perpetuare il vuoto di senso.
E' per questo che una piattaforma come questa di Idea360 può esprimere un valore strategico.

Un obiettivo è quello d'intercettare le sensibilità dei più giovani per renderli consapevoli del fatto che il web è un nuovo spazio pubblico in cui riflettere le dinamiche sociali da arricchire però di relazioni qualificanti con il territorio.
Su questo vado ad innestare un altro valore, quello della memoria, perché nel misurarsi con i territori si possano rilevare le tracce dell'esperienza vissuta dalle generazioni precedenti.
Rendere comprensibile le possibilità dei nuovi media è, ad esempio, mettere in relazione le diverse generazioni, creando uno scambio tra le esperienze e le conoscenze dei più anziani e le competenze multimediali dei più giovani.

E' per questo che mi trovo in prima linea in ciò che definisco performing media, inteso come sperimentazione ludico-partecipativa (un punto cardine di questa fase politica in cui si parla così tanto di partecipazione) attraverso una progettazione culturale che faccia interagire il web con il territorio.

L'innovazione sociale si potrà delineare al miglior grado in questo rapporto, esplicitando le potenzialità della geo-referenziazione e del mobile.

A proposito è appena partito a Roma un progetto che ho ideato con Urban Experience: Teatri della Memoria, Una mappa delle esperienze urbane. E'una manifestazione che coniuga le memorie orali con i linguaggi multimediali per sollecitare un’ esperienza di esplorazione del territorio.

E’ l’occasione perché cittadini di varie generazioni possano incontrarsi in una performance urbana basata sulla loro partecipazione attiva.

I più giovani seguiranno i percorsi narrati dai più anziani, promuovendo uno scambio inter-generazionale per un teatro della memoria che faccia emergere “lo spettacolo del territorio”, rilevando il genius loci narrato da chi vi ha tracciato esperienza perché sia ascoltato ed esplorato.

Non si vuole programmare spettacoli nel territorio ma creare le condizioni abilitanti (come l’uso di radio-cuffie e di smartphone per trarre contributi dalla mappa-web) perché l’ascolto delle tracce della memoria solleciti l’attenzione, mentre si passeggia, secondo particolari format di performing media.

Il progetto rilancia l’attività già svolta nel gennaio 2012, all’interno del S.Maria della Pietà con Entrare Fuori secondo la linea d’iniziativa Memoria-Reti-Territorio, esplicitata nelle passeggiate radioguidate chiamate  walk show, attraverso cui s’esplora il territorio ascoltando le narrazioni degli anziani già mappate in un geoblog.



Cerca nel sito

CERCA

Menu utente