Digital social innovation: il blog

In questo blog multiautore, esperti dei diversi ambiti di applicazione della digital social innovation ci racconteranno le loro esperienze: leggi i loro contributi, condividili con i tuoi amici e dì la tua. 

Un nuovo fenomeno, il “caro mostre"

Un nuovo fenomeno, il “caro mostre"

 

 

Un amico mi scrive da Bruxelles: per andare a vedere la mostra di Kandinsky e la Russia al Musée Royaux des Beaux arts ha speso 44 euro (17,50 per sé e la moglie, 9 per il figlio di 8 anni). Sorpreso per il costo ha scritto al servizio informazioni lamentandosi del costo eccessivo. La risposta è arrivata puntuale da una cortese stagista che ha spiegato:

1. Il biglietto è comprensivo di audioguida;

2. I fondi pubblici ai musei sono in continuo calo;

3. I costi dei prestiti, quando c’è di mezzo la Russia, sono sempre salati.

Dei tre punti contesto il primo, perché la consuetudine di obbligare i viistatori all’audioguida includendola nel biglietto non mi pare una pratica corretta. Oltretutto le audioguide generalizzate rallentano enormemente il flusso, creando imbottigliamenti nel percorso delle mostre. Mi sembra quindi un modo per fare margine senza darlo troppo a vedere, in momenti in cui fare margine sulle mostre è più complicato.

Ma non è questo di cui vorrei parlare. Il tema vero all’ordine del giorno è quello del costo dei biglietti. Ho notato che anche l’Italia si è ormai messa su questa china. Le tre mostre più importanti in corso (Tiziano a Roma; la Primavera del Rinascimento a Firenze; Modigliani a Milano) oscillano tra i 12,50 e gli 11,50 euro, cui vanno ad aggiungersi i costi di prevendita, perché sono mostre in cui è necessario prenotare. Le agevolazioni riguardano ragazzi e ultra65enni: ma si tratta di riduzioni molto leggere. Cosa significa tutto questo? Che una fetta sempre più ampia di società resta fuori dalla porta. Dopo decenni di cultura per tutti, si torna precipitosamente e senza l’ombra di una discussione a una cultura selettiva, per abbienti o per single. Ma se le mostre diventano un consumo per fasce alte e medio alte, mi chiedo quanto anche l’offerta ne verrà alla lunga modificata, favorendo mostre di puro intratteninemto e penalizzando le mostre di “studio”.
Davvero non si può fare nulla per ovviare a questo “classismo” espositivo? Non si possono escogitare orari a prezzi ridotti? Non si può caricare il costo nei weekend e alleggerirlo negli altri giorni? Non si può tornare all’opzionalità delle audioguide? Ovvio che i conti devono tornare. Ma non posso pensare che l’unico modo per farli tornare sia quello di scaricarli sui visitatori. Quello è solo il modo pià semplice.



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