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La gente povera è come un bonsai: non c'è niente di male nei loro semi, semplicemente la società non ha mai concesso loro la base su cui crescere. Mohammed Yunus

Alla scoperta delle sei opere di “videomakARS”: lo Sposalizio della Vergine di Raffaello

Alla scoperta delle sei opere di “videomakARS”: lo Sposalizio della Vergine di Raffaello


Iniziamo oggi un nuovo “percorso” alla riscoperta delle sei opere protagoniste del concorso “videomakARS” con l’obiettivo di farvi conoscere questi capolavori. L’intento non è solo di illustrarne il soggetto e le caratteristiche pittoriche, ma anche quello di cercare di capire quale tipo di legame ognuna di loro ha con la città Milano e quali sono le caratteristiche che le rendono tra i capolavori più importanti dell’arte italiana. Il nostro intento è quindi quello di poter dare a tutti i potenziali partecipanti al concorso un background più o meno completo riguardante le sei opere che dovranno raccontare nel video.


La prima opera, non per ordine di importanza, ma solo per un puro ordine casuale è “Lo Sposalizio della Vergine” di Raffaello Sanzio.


L’opera, risalente al 1504 e attualmente conservata nella pinacoteca di Brera, era stata commissionata dalla famiglia Albizzini a Raffaello Sanzio per la cappella di San Giuseppe nella chiesa di San Francesco a Città di Castello (PG).


Dopo una serie di vicissitudini e passaggi di proprietà l’opera lasciò la città d’origine a approdò a Milano dove tutt’oggi è conservata.
Una piccola curiosità: Raffaello non fu il solo a realizzare una pala con questo soggetto, egli infatti si ispirò a due opere simili che proprio negli stessi anni stava dipingendo il Perugino (suo maestro).
Questo antefatto è interessante perché ci fa capire come fosse abitudine, anche per grandi artisti del calibro di Raffaello, prendere ispirazione da soggetti già realizzati o in fase di realizzazione da altri.
È naturale che stiamo parlando del rinomato e fertile ambiente artistico che ruotava attorno alla grande cerchia umanistica rinascimentale e che quindi le “contaminazioni” tra i vari artisti erano sicuramente stimolanti e proficue.

Di contaminazione artistica si parla anche per un vero e proprio elemento architettonico presente nel dipinto: il tempio presente sullo sfondo, che rimanda senza dubbio alle architetture bramantesche, tipiche del primo cinquecento.

Ma veniamo ora ad una breve analisi dell’opera: che cosa rappresenta?
Si tratta del matrimonio tra Giuseppe e Maria, un classico del racconto della tradizione che Raffaello riesce a rappresentare con grande maestria.

 

La disposizione dei personaggi in primo piano con i gruppi dei due sposi ai due lati del dipinto e il sacerdote al centro, rendono l’opera armoniosa e contraddistinta da quell’equilibro spaziale che nei dipinti di Raffaello non manca mai.
Un particolare del dipinto incuriosisce: chi è e cosa rappresenta quel ragazzo che sta a lato di Giuseppe e che sembra spezzare un bastone? Secondo i vangeli apocrifi Maria era cresciuta nel Tempio di Gerusalemme seguendo uno stile di vita casto e, quando fu giunta in età da matrimonio, a tutti i suoi pretendenti venne dato un ramo secco, in attesa di un segno divino: l'unico che fiorì, fu quello di Giuseppe. Il ragazzo che vediamo vicino a lui nell'atto di spezzare il suo ramo non fiorito, tende quindi a sottolineare che i giochi erano ormai fatti: Maria aveva trovato il suo sposo.

Infine un piccolo accenno formale: Raffaello rappresenta al centro dell'opera, in primo piano, il sacerdote, fulcro della narrazione in quanto funzionario celebrante il matrimonio. Ciò nonostante, grazie ad un espediente prospettico, lo sguardo dell'osservatore non si ferma a questo primo livello dell'immagine: la prospettiva della piazza e il punto di vista rialzato spingono l'osservatore a scorrere lo sguardo verso la parte retrostante del dipinto fino a giungere alla porticina centrale del tempio, aperta. Questa porticina aperta dimostra una grande abilità artistica: il dipinto “sfonda” la tavola portando la dimensione prospettica verso l'infinito.

Ma veniamo ora alla scelta di questa opera come una delle icone del palinsesto del Comune di Milano per "Expo in città": accompagnata dalla parola “Belong”, il capolavoro esprime il concetto di appartenenza, declinato sulla città di Milano. Possiamo leggere l’elemento della piazza come fulcro della vita cittadina, come importante centro di aggregazione. Metaforicamente anche Milano si prospetterà come importante centro di scambio culturale in occasione di Expo 2015. 


Un grande dipinto di un grande autore, conservato a Milano, simboleggia  il valore intrinseco della metafora della città come luogo di incontro ma, allo stesso tempo, valorizza e rende consapevoli cittadini e turisti della qualità dell’offerta culturale della città; l'opera infatti è custodita a Brera ma forse dato l'autore e dato il soggetto... non è poi così scontato collocarla a Milano!

Per partecipare al concorso clicca qui!

A presto per scoprire la prossima icona!

 



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