Le idee accadono

Si ha innovazione sociale quando nuove idee che funzionano danno soluzioni a bisogni sociali ancora insoddisfatti. Geoff Mulgan

Cooperativa A.L.P.I. : la sharing economy al cuore

Cooperativa A.L.P.I. : la sharing economy al cuore

Circolare fino al midollo, perché in un giro d’economia è passata dal recupero ausili all’arredo di design… Sintesi: il ri-usato (medico) che funziona.


Nella feritoia dell’Adige, tra Lavis e Trento, con la cornice delle Dolomiti a far da sfondo,
nasce nel 1990 una cooperativa,
cresce nel tempo un fornitore sostenibile per conto terzi ,
respira oggi un OFFicina di ausili che non fa solo sharing, ma anche [arredi e oggetti di] design.

Non parliamo di tre realtà differenti, ma dell’unica, reale, forma di imprenditoria concepita dal trentino Martino Orler – un pioniere della sharing economy e dell’impresa sociale nel cuore verde della microimprenditorialità italiana.

Tre rimangono però i nodi su cui Martino innesta la sua idea di economia circolare – e che con pervicacia porta avanti fin dallo statuto della sua creatura, cooperativa A.L.P.I.:
  1. sanitaria …

  2. sociale …

  3. ...e sì, anche sostenbiile!

Ecco perché la sua A.L.P.I. - Avviamento al Lavoro su Progetti Individualizzati - non può (non può solo) basarsi, su un concetto di charity troppo ondivago. Occorreva quel motore immobile, quella spinta, che riuscisse a far convertire il 100% della materia prima e il 40% degli ausili recuperati dalle aziende ospedaliere, in un ritorno… Sociale prima, ed economico poi.
L’opportunità è arrivata con il concorsoA new sociale wave: rigenerare innovazione socialepromosso – tra gli altri – da Iris Network in collaborazione con Fondazione Italiana Accenture.
 
Questa ratio che possa convivere il sostenibile, diciamo autentico, con quello "sostenuto"[da un'economia virtuosa e circolare)  – è il mantra che guidava Martino mentre sperava nell’incubazione del suo progetto Ausili OFF [OFFicina Ausili Sanitari Usati], da parte di Iris Network e di Hub Rovereto. Il bando, vinto, gli ha permesso di alzare l’assicella di A.L.P.I. nella direzione di questi due spin-off, e nella forma del circolare. Quasi un evoluzione annunciata quindi,  per una cooperativa circular e 3esse:
Sociale, Sostenibile, Sanitaria.
 
Eppure duale, e non tripartita, la sua nascita e la sua mission, con la
  • mobilitazione (e sviluppo) prodotti per conto terzi e
  • linserimento lavorativo di persone svantaggiate o perché diversamente abili o per congiunture avverse,
    tramite una formazione on the ground…

...diventando, nel tempo, una questione strutturale, con due diverse “divisioni” >>

  1. REDO-upcycling: impresa di fatto che lavora il ri-usato per farne arredi e oggetti di design. Un presidio sanitario che il Pubblico considera ormai obsoleto viene passato in filiera, viene tirato a lucido da un team di craftsmen, perché ne foggino un prodotto di moda, quasi una nicchia ecologica. Che fa parlare di sé, e vende, pure. Con buona pace dei detrattori della sharing economy!
  2. PROTESICA: il salto di specializzazione – e quindi di qualità – con cui A.L.P.I. si affaccia al mercato degli ausili medici usati e li rimette a nuovo, mobilitandoli (sharing…) e vendendoli (…economy). Così si sanifica un prodotto e il terzo settore, insieme

Divisioni, perciò, che operano sì separate, ma unite nell’unica vision di fondo:

ridare dignità alla persona con un inserimento (formato e professionale) nel mondo del lavoro.


#Sociale, #commerciale, #cooperazione: nella catena di montaggio A.L.P.I. non c’è spazio per l’operaio alienato, ma abbonda quello per i lavoratori onesti, che non pensano il ri-uso e il ri-ciclo come New Year’s resolution, ma come core unit aziendali.
Per un terzo settore sempre più sostenibile: anche nel fare impresa.


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