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L’intelligenza collettiva è la capacità di una comunità umana di evolvere verso una capacità superiore di risolvere problemi, di pensiero e di integrazione attraverso la collaborazione e l'innovazione. George Pór

Gli orti pensili di Torino | L’ottava meraviglia della sostenibilità

Gli orti pensili di Torino | L’ottava meraviglia della sostenibilità


Pairidaeza è persiano antico per indicare il “paradiso”. In Iranico significa anche “giardino”. Coincidenza? Improbabile. Chiunque ha scolpiti nell’immaginario i mitici giardini pensili di Babilonia.

 
Passava questo Eden, nella testa di Elena Carmagnani e Emanuela Saporito, quando decisero di trasformare il rooftoop del loro studio d’architettura in via Goito 14, Torino, in giardino pensile?

Non lo sappiamo.
 
La cifra inconfutabile di questi due architetti invece, molto open-minded e  con il pollice verde, è la sensibilità. Spostando la vision da uno spazio di design (è lo studio999, aperto nel 2009 riadattando un fabbricato di metà 800) a uno spazio di comunità (è l’orto esperienziale, il co-housing, l'oursecretgarden), Torino si è fatta qualcosa di più - qualcosa d’altro - che città. Un unico condominio verde, “orto-mappato” online al sito https://ormetorinesi.net/ e falansterio* contemporaneo…
Nome in codice: OrtiAlti.


Ma procediamo fugando qualche dubbio.
In primis la definizione, di quest'orto pensile. Lo si vorrebbe 'orto sostenibile’ ma c'è più - a livello tecnologico, s’intende - che la ricerca della sempre evergreen #sostenibilità, e la sovrastruttura di una comunità di [brave] persone a reggerlo.
C'è della stratigrafia - e qui si vede tutto il DNA architetturale del team - in questi progetti, in un mix di tecnica e sociale quasi da manuale dell'economia circolare.

Il rooftop:

  1. riduce l'isola di calore*
  2. aumenta l'efficientamento energetico (e di converso diminuisce la CO2)
  3. una gestione certosina - tutta listelli, canaletti, pergolati – dell’acqua piovana

Le persone:

  1. si autoproducono vegetali freschi (più km0 di così!)
  2. riciclano i rifiuti tramite il compost per le piante
  3. si aggregano in gruppi veri, non più solo condominiali, grazie alla "naturale" azione covalente del fare orto

Il primo orto pensile di Torino (perlomeno il primo che si costituisce di una mission precisa -‘diffondere una nuova cultura del paesaggio urbano e delle comunità che lo abitano’, n.d.r.) diventa così, il capofila di una sequela [riuscita] di giardini/orti green radicati sui tetti delle più disparate strutture torinesi: da industrie dismesse a centri commerciali in costruzione.
E di una parallela sequela di premi, da Premio all’innovazione amica di Legambiente, a A New Social Wave II promosso da Fondazione Italiana Accenture e Iris Network, i cui finanziamenti - sotto forma di voucher o di borse - sono stati un viatico per OrtiAlti. Incubatore finanziario che ha gli ha permesso il vero salto concettuale, da impresa con mood sociale, a organismo cittadino di sostenibilità tout court.
Un evoluzione che impatta anche il business: architetti e designer prendevano il cliente per mano, gli davano La Sostenibilità tascabile. Oggi quegli stessi attori – coadiuvati da sociologi e marketers – lasciano che sia il cittadino a passare la frontiera del green, a nutrire e coltivare la città.

Il tetto non impattante va inteso quindi come presupposto, primo pezzo del puzzle, che - parole dello statuto "Orti Alti - 'si fonda su una cultura alimentare critica e a km0, e una cultura dell'abitare basata sull’inclusione sociale, sui principi della sostenibilità ambientale e della collaborazione'.

Una mission ambiziosa, non c’è che dire. Ma non utopica.
 
L’hanno intuito anche le grandi aziende - vedi Carrefour, che ha scelto OrtiAlti per stendere i suoi moduli green sul tetto di un grande centro commerciale di prossima apertura, alla periferia di Torino.
E pure Leroy Merlin, che ha giocato d’anticipo; con i reparti marketing e CSR di queste imprese che dialogano a stretto giro con la realtà sostenibile del rooftop.
Un grande baluardo, in ultimo, a combattere l'inquinamento e il grigiore delle città italiane.

Perché, se non i pairidaeza persiani, avremo almeno spazi comuni di quieto vivere;
in una Torino che va tingendosi di verde... Come Babilonia.


PER APPROFONDIRE:
*isola di calore: il fenomeno climatico per cui le città sono di qualche grado più calde rispetto all’interland >> https://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_calore
*falansterio= unità abitativa base del sistema di socialismo utopico elaborato nei primi del 1800 da Ch. Fourier; da >> https://it.wikipedia.org/wiki/Falansterio

 



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