Le idee accadono

La gente povera è come un bonsai: non c'è niente di male nei loro semi, semplicemente la società non ha mai concesso loro la base su cui crescere. Mohammed Yunus

Missione DigIT@lia: intervista a Giorgio Marandola di Technico Blog

Missione DigIT@lia: intervista a Giorgio Marandola di Technico Blog

Per Missione DigIT@lia, il nostro focus dedicato alle interviste con blogger e personaggi della Rete sui temi del concorso DigIT@lia for talent, oggi incontriamo Giorgio Marandola, blogger di Technico Blog per parlare del tema delle Fabbriche Digitali.

Giorgio Marandola

Non si fa che parlare di Cloud: in che relazione è la nuvola con il software libero? Ha ancora senso lottare per l’Open Source?

Ma certo che ha senso, anzi, il software libero ha un ruolo cruciale in molte applicazioni di cloud computing. Se ci pensiamo la nuvola non è altro che uno strumento composto di molte parti più piccole che nascono molte volte proprio da applicativi, librerie e programmi opensource.

L’evoluzione del web, delle tecnologie e degli standard qualitativi stessi a cui siamo abituati passa e passerà ancora per molto tempo attraverso communities di sviluppatori che mettono a disposizione il loro tempo e la loro conoscenza per costruire “un mondo migliore” attraverso utilità opensource.

La sintesi di questo pensiero è il progetto Own Cloud, ovvero la nuvola opensource e personalizzata per ogni persona che ne ha bisogno.
Da una riflessione sulle Fabbriche Digitali all’interno della communiy di ideaTRE60 ne abbiamo individuata una possibile missione: “trasformare bisogni immediati in servizi concreti e fruibili; in altre parole, input (specifiche richieste dal territorio) in output, realizzando software open source utilizzabili direttamente, attraverso service provider o attraverso il Cloud”. Condivide questa visione?


Assolutamente si, meglio ancora se il tutto possa essere interpretato, usato e gestito in autonomia dagli utenti via mobile.

Il tutto sincronizzato in una centrale di elaborazione dati che permetta di analizzare un quadro di bisogni, capire in che misura gli strumenti open hanno contribuito a migliorare la situazione e nel contempo avere una mappatura di un dato territorio che possa essere utilizzata dall’amministrazione centrale e/o locale per pianificare attività, investimenti ed urbanizzazione in maniera più efficiente e soprattutto a misura d’uomo.

I dati sono la grande sfida dei prossimi anni, in particolare quelli generati dai cittadini e dal basso, l’amministrazione non deve aver paura di tali fenomeni, ma appoggiarli ed “usarli” per poter essere davvero uno Stato che lavora per la Nazione.

Secondo lei, esistono in Italia esempi concreti di progetti in software libero che hanno risposto (e rispondono) ai bisogni dei cittadini?

Si ne esistono diversi, ma sono ancora poco conosciuti ahimè dalla cittadinanza, per lo più servono a condividere e segnalare disservizi, per un certo periodo ho fatto parte di un team che sta lavorando su un progetto simile.

Secondo me il vero impulso alla crescita di software libero deve arrivare da investitori, che consentano di rendere capillare la conoscenza di tali software finanziando la fase non solo di startup ma anche di comunicazione, ma anche dallo Stato che deve non solamente favorire l’adozione di tali software, ma anche farne parte come player e controparte in una sorta di dialogo con i cittadini.

Quali opportunità potrebbe offrire la Geolocation, tema di forte interesse per Technico Blog, in termini di miglioramento della qualità della vita?

La Geolocation ha un ruolo molto importante nel migliorare la qualità della vita, ci permette di contestualizzare un dato, una situazione, un malfunzionamento o una best practice.

Non è un concetto nuovo, assolutamente, è solo l’evoluzione digitale del concetto di territorio e di azione del cittadino in tale porzione di spazio.

E’ un concetto vecchio quanto il mondo, 50 anni fa, come ora, un immobile costa di più o di meno a seconda di dove si trova, le tecnologie ed il mobile in particolare potrebbero un giorno molto vicino sostituire questo dato, puramente incentrato sul valore economico dei quartieri e delle città con il più veritiero e salutare dato sull’inquinamento geolocalizzandolo, cosicchè costerà di più un appartamento dove c’è aria pulita rispetto ad un locale dislocato in una zona diversa economicamente più appetibile ma più inquinata.

A proposito di DigIT@lia for Talent, in che modo PA, imprese e sviluppatori potrebbero fare rete per ottenere sia un ritorno economico sia un miglioramento dei servizi?

Innanzitutto fare rete di fatto, la PA piano piano sta adottando alcune politiche che portano all’apertura sul fronte dei dati pubblici, ma quel che serve a mio parere è un impegno fattivo che parta dallo stanziamento di fondi per la realizzazione di un’infrastruttura che ha due scopi, uno quello di costruire insieme il presente e la fotografia dello stato attuale delle cose, e due sensibilizzare il cittadino a partecipare alla vita dello Stato giornalmente con il proprio contributo. Il risultato sarebbe uno Stato virtuoso, un cittadino consapevole, ed anche un’ottima vetrina per quelle imprese che vogliano mettere a disposizione professionalità e tecnologia per il bene di tutti.



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